Le origini

L’origine della paura del giudizio altrui risale all’epoca storica del paleolitico dove la socializzazione tra gruppi portava alla sopravvivenza e mentre chi faceva qualche gaffe o aveva qualche defaiance veniva giudicato male rischiando talvolta di essere escluso dal gruppo. Far parte di un gruppo equivaleva a sopravvivere, invece esserne esclusi equivaleva a morire: in quest’ottica, la paura del giudizio può essere spiegata per mezzo delle teorie evoluzionistiche di Darwin.

Se, invece, più semplicemente, torniamo indietro nella nostra memoria, a quando eravamo bambini, possiamo rievocare quanto fosse importante l’approvazione degli adulti di riferimento (genitori, insegnanti, allenatori…) e quanto fossimo elogiati se aderivamo ai loro modi di vivere, ai loro standard, ai loro metri di giudizio. Siamo cresciuti pensando a che cosa penserà l’altro di me, chissà cosa dirà l’altro di me, ecc… allontanandoci sempre di più dalla conoscenza e dalla costruzione del Vero Sé, cioè del mio essere autentico nelle relazioni con gli altri, ma soprattutto con me stesso.

Autenticità e Vero Sé

Se io voglio che l’altro mi accetti, potrei fare di tutto per ricevere la sua approvazione, anche relazionarmi con l’altro in un modo che non appartiene al mio Vero modo di essere. Facendo così, potrei notare che l’altro mi apprezza, mi sta vicino, mi dimostra il suo amore e allora io continuerei a mostrarmi con mille e più filtri, aderendo sempre di più al metro di giudizio altrui.

Questo è uno dei circoli viziosi che si possono instaurare.

Agendo in questo modo, mi allontano dal mio modo di essere, perdendo via via la capacità di domandare e rispondere a semplici domande come ad esempio:“cosa mi piace fare?, quali sono le mie preferenze? Come sto? Che sogni ho? Cosa vorrei dal futuro?”, sperimentando quel senso di vuoto e di solitudine che tanto abbiamo cercato di allontanare.

Il vuoto e la solitudine sono rivolti principalmente a me stesso: mi sento vuoto di ambizioni, vuoto di desideri, vuoto di sogni, mi sento completamente solo (neppure io riesco a farmi compagnia, perché semplicemente io non sono più io).

E’ facile intuire quanto l’essere autentici mi aiuti ad aprire la conoscenza verso di me e ad essere, di conseguenza, meno giudicante in primis verso me stesso.